venerdì 10 ottobre 2014

Lo zen e l’arte del non filarsi di striscio le zoccolette (se sapete come si fa, insegnatemelo).

Come starnazzato in più contesti, ultimamente ho intrapreso una guerra immaginaria con una ragazzetta che da qualche tempo ha avuto la sfortuna di incrociare il mio cammino.
Certamente non è la prima gatta morta di cui ho l’onore di fare la conoscenza, ma questa ha qualcosa in più che mi fa uscire letteralmente di capa e vorrei capire cos’è.
Dunque, analizzando razionalmente e freddamente la questione, la prima cosa che mi indispone è la sua totale inadeguatezza nel vestirsi. Sembra voler deliberatamente ignorare il fatto di trovarsi in un contesto lavorativo, con clienti che spesso e volentieri vengono a farsi due chiacchiere ed il fatto che le chiacchiere non se le facciano con lei non è una giustificazione a vestirsi ad capocchiam.
La ragazzina è generosamente dotata dove occorre, e strizzata com’è nei vestiti che porta la cosa non passa inosservata. Non è però solo un problema di strizzamento carni…
Le sue mise mi sembrano più adatte per andare a farsi un bagno a Ostia, le canne sui prati, un concerto in piazza. Madre Santissima di Dio sembro mia nonna bacchettona in carriola quando scrivo queste cose, ma che devo fare, se ci si potesse vestire a cazzo di cane in ogni contesto allora sarebbe il mondo ideale, ma il mondo ideale non esiste, quindi ho ragione io e zitti tutti.
L’aspetto legato al vestiario però è solo la punta dell’iceberg.
Questa ragazzina mi indispone perché è una zoccoletta. Intendiamoci, magari è una fidanzata fedele e irreprensibile con una spiccata vocazione alla santità.
Quello che vedo io però è una Lolita. Ecco cos’è che mi manda ai matti: l’atteggiamento loliteggiante.
Qualsiasi uomo si trovi davanti, non importa se cesso a pedali, vecchio, giovane, lebbroso, con herpes genitale o meno, lei FLIRTA. È una cosa sottile, fatta di sguardi, sorrisi, battiti di ciglia.
Gli uomini in questi casi si rincoglioniscono a bestia e non capiscono più niente. Poi in questo caso il disorientamento aumenta perché c’è anche un ulteriore grado di difficoltà: guardarle gli occhi e non le tette.
Alle donne invece la modalità civetta non sfugge. MAI.
Io la guardo in azione e penso solo: ora la prendo e la frullo in Tagikistan.
Mi urta lei sommamente, ma mi urta pure la vittima di turno, il quale non può che essere rimirato dalla sottoscritta con lo sguardo che dice chiaramente: Ma quanto sei poraccio.
Non credo nemmeno che l’atteggiamento zoccoleggiante sia una cosa studiata, penso proprio che le venga naturalmente. Questo per me non rappresenta un’attenuante, mi da ugualmente fastidio. Mi da fastidio perché crea una tensione sessuale mica cazzi, perché innesca dinamiche pietose, perché rende patetici gli uomini che ci cadono, perché imbestialisce me che queste cose non le sopporto.
Ovviamente il commento più immediato a questo post sarà: sei invidiosa.
La risposta è no, non sono invidiosa.
Solo esprimo una preferenza: preferisco cioè quelle persone che si interfacciano con l’umanità non utilizzando il fattore sessuale come strumento di approccio, ma altro.
Punto.
Non vedo proprio la necessità di zoccoleggiare h24 e in maniera randomica. Davvero, non è necessario.
Ed è pure controproducente.
Per dirne una, l’altro giorno è venuta una a fare il colloquio in ufficio. Casualmente mi trovavo davanti alla porta e l’ho vista. Mi è cascata la mascella a terra.
1.80, super tacconi, minigonna, tribale sulla coscia, maglietta bianca strizzatissima, trucco e capelli da vamp, naso/labbra/tette rifatte.
Risultato: non solo ovviamente non è stata presa, ma chi le ha fatto il colloquio ha chiamato l’agenzia interinale per fare la seguente domanda: MA/CHI/CAZZO/AVETE/MANDATO.
Bruciato il lavoro, bruciata l’agenzia.
Ne vale la pena?

Io dico di no.

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