Come sbandierato a destra e a
manca, di recente ho fatto una veloce capatina nella capitale franzosa.
Non era la mia prima volta, ma se
in passato tornavo non sapendo decidermi se Parigi fosse superiore a Roma o
meno, stavolta non c’è trippa per gatti: Parigi vs Roma = partita non
disputabile perché Parigi gioca in serie A, Roma in serie C2.
Mi costa ammetterlo, ma siamo
stati SURCLASSATI. Cioè, altro che la capata di Zidane a Materazzi….c’hanno
fatto un culo così.
Non si parla ovviamente di
bellezza architettonica o di patrimonio storico.
Qua si parla di ciò che rende una
città vivibile e citizen friendly, si parla di questo:
# rete trasporti pubblici
Un’immagine vale più di mille
parole:
Ahem….
Credo non serva didascalia sotto
ogni immagine.
#Valorizzazione della periferia
Io in periferia ci abito. Meno
periferia di altre, ma sempre periferia.
E mi rendo conto che la
differenza tra periferia e zone più in a Roma si nota.
Invece a Parigi no. A Parigi in
quartieri in teoria periferici, trovi comunque bellissimi palazzi, aree verdi a
gogo, bei negozi, bei ristoranti, tanto che ti poni la domanda: ma siamo sicuri
di essere in periferia?
A Parigi, in periferia, ho visto
un parco meraviglioso con una cascata, un tempietto, una veduta panoramica dell’intera
città, un ponte e distese sterminate di prati.
A Primavalle, se voglio andare al
parco, posso andare qui:
Per dire, il giardino della
vecchiaccia vicino casa è meglio.
# Assenza di traffico
Ultimamente mi rendo conto di
autolimitarmi nel fare le cose.
Cioè evito di andare in certi
posti in certi orari, perché so che rimarrei imbottigliata in un vortice di
traffico e bestemmie (tipo: Trastevere il sabato sera).
Dai franzosi, non ho visto mezzo
centimetro di traffico manco a pagarlo. E come potrebbero del resto con
tangenziali a quattro corsie, larghe quanto l’A1?
# Fermento culturale.
In questo Roma, ci prova poverina,
ma è tanto tanto difficile. Problema di spazio, di soldi, di mazzette, di
tutto.
A Parigi tra mostre, concerti,
festival non sapevi dove cazzarola guardare. Oh, in due giorni ho visto
manifesti con robetta tipo Damon Albarn, Phoenix, Massive Attack, Rufus
Wainwright, Eels e potrei scrivere altre sei ore. Per non parlare degli spazi
espositivi dedicati a fotografia, pittura e arti figurative varie.
# Il fiume
Senna e Tevere. Come a dire: Luca
Argentero e Bombolo.
Mi sono fatta due passi sul lungo
Senna e per quanto rosicavo mi è presa una smania piromane.
Bar, spazi dedicati ai giochi per
bambini, barconi su cui si tenevano lezioni di ballo, posti a sedere su lunghe
panche di legno…
Sul lungo Tevere i sorci, le
zanzare e le bancarelle e i chioschetti d’estate, che per prendere un cocktail
devi prendere a gomitate chiunque, dopo una buona dose di bestemmie (vedi sopra
per trovare parcheggio).
# La monnezza
Roma ultimamente sta vivendo un
difficile momento per quanto riguarda il capitolo monnezza. Secchioni
stracarichi, differenziata inesistente, rifiuti ingombranti sotto casa.
A Parigi… Beh non so dove se la
mettono, ma vi dico: la monnezza a Parigi non esiste.
Che ci spiegassero come fanno, perché
davvero la cosa resta un mistero.
Vabbè basta. Mi sento anche in
colpa a parlare così della mia città, che amo tantissimo, davvero, ma
ultimamente viverci è diventata una sfida.
Mi consolo continuando a pensare
che se pure vivessi lì, poi avrei seri problemi di adattamento.
Non potrei vivere in un posto
dove le ragazze sono troppo belle (tacci loro, lunghe come giraffe, inspiegabilmente
secche nonostante la burrosissima e pannosissima cucina francese, stilose come
poche). La concorrenza sarebbe iniqua.
Non potrei vivere in una città in
cui la metro puzza di pipì. Dovunque. Perché poi non lo so, ma tant’è.
Non potrei vivere in una città in
cui al bar ti servono una broda carissima e schifosissima che spacciano per
caffè.
Infine, l’argomento definitivo,
quello che vince su tutto: non potrei vivere in una città senza bidet.
Franzosi ci mangiate in testa, è
vero. Ma il culo non ve lo lavate mai.
Ciao.


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