lunedì 17 marzo 2014

Il dramma della convivenza (dal punto di vista delle donne) [secondo me].


Che bella la convivenza, che bello non dover arrivare alla fine del weekend e vederlo tornare a casa sua, che belli gli abbracci continui, che belli i pranzi e le cene insieme, che bello tutto.
MA.
Il ma è in agguato.
Se sei sfigata il dramma consiste nel convivere con qualcuno che nella vita di tutti i giorni sembra normale, appena entra in casa si trasforma in un grizzly.
Se invece sei fortunata, ed è il mio caso, ti capita qualcuno più ordinato e preciso di te, rispettoso degli spazi reciproci, collaborativo e disponibile.
E allora il mio dramma dov’è?
Il mio dramma quotidiano, che non capisco come non possa ancora essere stato trattato da Sandro Mayer in Dipiù, è legato ad un tabù ancestrale che riguarda la figura della donna correlata ad un fenomeno naturale e umano: la scorreggia.
Gli uomini credono che le donne non scorreggino, alcune donne (tacci loro) avvalorano questa falsa credenza, il risultato è che fino a che non convivi il fenomeno è facilmente occultabile, ma quando condividi le stesse sottili pareti….allora lo psicodramma è dietro l’angolo.
La tua vita diventa un incubo fatto di gas repressi, gonfiori addominali, un approfittarsi continuo delle sue assenze sul balcone per fumarsi una sigaretta.
Ma arriva ad un certo punto il momento in cui la vita ti chiede il conto.
Quel momento coincide con quelle ore, in cui, volente o nolente, ti devi rilassare per forza di cose: il sonno notturno.
Se dormo non posso avere controllo su niente, dormo e punto.
E i gas repressi durante le ore diurne se ne approfittano e fanno come cazzo gli pare.
E succede che ti svegli nel bel mezzo della notte a causa di un rumore assordante e pensi: Sta partendo lo Space Shuttle da Primavalle. E invece è solo una scorreggia fotonica che è partita da un’altra parte.

Ps: ovviamente quanto ho scritto è pura fiction.

Se pure fosse vero non sarei io, è un’amica mia.

Nessun commento:

Posta un commento