Che bella la convivenza, che
bello non dover arrivare alla fine del weekend e vederlo tornare a casa sua,
che belli gli abbracci continui, che belli i pranzi e le cene insieme, che
bello tutto.
MA.
Il ma è in agguato.
Se sei sfigata il dramma consiste
nel convivere con qualcuno che nella vita di tutti i giorni sembra normale,
appena entra in casa si trasforma in un grizzly.
Se invece sei fortunata, ed è il
mio caso, ti capita qualcuno più ordinato e preciso di te, rispettoso degli
spazi reciproci, collaborativo e disponibile.
E allora il mio dramma dov’è?
Il mio dramma quotidiano, che non
capisco come non possa ancora essere stato trattato da Sandro Mayer in Dipiù, è
legato ad un tabù ancestrale che riguarda la figura della donna correlata ad un
fenomeno naturale e umano: la scorreggia.
Gli uomini credono che le donne
non scorreggino, alcune donne (tacci loro) avvalorano questa falsa credenza, il
risultato è che fino a che non convivi il fenomeno è facilmente occultabile, ma
quando condividi le stesse sottili pareti….allora lo psicodramma è dietro l’angolo.
La tua vita diventa un incubo
fatto di gas repressi, gonfiori addominali, un approfittarsi continuo delle sue
assenze sul balcone per fumarsi una sigaretta.
Ma arriva ad un certo punto il
momento in cui la vita ti chiede il conto.
Quel momento coincide con quelle
ore, in cui, volente o nolente, ti devi rilassare per forza di cose: il sonno
notturno.
Se dormo non posso avere
controllo su niente, dormo e punto.
E i gas repressi durante le ore
diurne se ne approfittano e fanno come cazzo gli pare.
E succede che ti svegli nel bel
mezzo della notte a causa di un rumore assordante e pensi: Sta partendo lo
Space Shuttle da Primavalle. E invece è solo una scorreggia fotonica che è
partita da un’altra parte.
Ps: ovviamente quanto ho scritto
è pura fiction.
Se pure fosse vero non sarei io,
è un’amica mia.
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