Ultimamente sto simulando
attività fisica due/tre volte la settimana, pertanto dopo il lavoro mi reco
nella palestra vicino casa, e lì, oltre a sudare copiosamente, ho modo di
osservare la fauna locale.
Premesso che vivo in un quartiere
popolare e che c’è un livello di coattume che sfonda la stratosfera, alla fine mi
sono resa conto che i personaggi che frequentano le palestre sono sempre più o
meno gli stessi, a prescindere che la palestra sia in centro piuttosto che in
periferia.
Li ho categorizzati in questi macro gruppi:
1.
I palestratissimi
Girano in micro-canottazza,
preferibilmente bianca, hanno la circonferenza toracica di un rinoceronte, camminano ondeggiando le spalle e fissando un
punto in lontananza, ma con la coda dell’occhio
si vede che guardano se tu li stia guardando o meno.
Mi lasciano
sostanzialmente indifferente dalla testa al ginocchio, ma dal ginocchio in giù
li trovo ESILARANTI: alla maxi ampiezza del tronco superiore si contrappongono
due miseri polpaccetti, due coscette di pollo stantie, la pena assoluta, la
miseria più nera.
Vi pesa tanto il
culo ad allenare con altrettanta dovizia le gambette?
Poi non paghi
del fatto che gli arti inferiori siano sotto sviluppati, tentano malamente di
impreziosire queste canne di bambù con tatuaggi dell’ultima ora, di solito
draghi o boa, che svettano su pelli bianchicce e ossa rachitiche.
2. La
puttanella agghindata
Mi fa proprio
ridere.
Viene in
palestra con i capelli piastrati, il braccialetto di Tiffany con il cuore
accuratamente legato al polso, micro canottiera (in pendant con il palestrato)
con push up strizzatette, tre chili di trucco in faccia – matita attorno alla
bocca, rossetto acceso, fondotinta di tre tonalità più scure del suo reale
incarnato.
Di solito è già
magra, quindi palesemente viene in palestra per rimorchiare la categoria di cui
sopra.
Si piazza su un
attrezzo a caso, ma preferibilmente quelli dove può tenere il culo pizzo e
stare un pochino in alto così tutti la vedono meglio.
Non si allena
ovviamente, se no suda e le cola il trucco, quindi staziona sull’attrezzo, di
solito intensamente impegnata in fitte conversazioni con l’amica di turno,
parimenti puttanella, parimenti agghindata.
3. La
zitella di mezza età che si sfonda
Sono bruttine,
sono stantie, sono single o forse no.
Il punto è che
si SFONDANO. Le vedi che si accaniscono sul macchinario o nell’ora di aerobica
manco fosse la maratona di New York. Sudano, diventano violacee, soffrono, si
deformano per lo sforzo, eppure vanno avanti come se niente fosse. Per colpa di
queste soggette lo spogliatoio femminile finisce per puzzare come quello
maschile, devo usare km di carta assorbente alla faccia delle foreste
amazzoniche per asciugare le pozzanghere che lasciano, inoltre mi fanno sentire
sempre e comunque come quella che in palestra si fa le unghie piuttosto che
faticare, visto che io non mi deformo e non puzzo come loro.
4. Le
figlie dei fiori / le vecchiacce
Sono la
categoria che più detesto in assoluto, quella che di fatto mi induce ogni
volta, dopo l’allenamento, a tornare a casa a docciarmi piuttosto che lavarmi
in palestra.
Si tratta di
quelle donne che o per nascita (figlie dei fiori) o per età (vecchiacce) non
conoscono il concetto di PUDORE.
Si spogliano
sbattendoti il culo in faccia, se non altro, non si depilano, o lo fanno
troppo, se per vestirsi o svestirsi ci vogliono in media due minuti, loro, per
non so quale mistero della fede ce ne mettono venti.
E quindi tu stai
là che devi subirti carni flaccide, cellulite, smagliature, pertugi, insomma
tutte cose che se sei un minimo eterosessuale e riservata da quel punto di
vista lì ti fanno solo venir voglia di perdere peso vomitando anziché andando
in palestra.
5. I
viscidoni
Sono di mezza
età, hanno la panza, frequentano i corsi di fitness e guarda caso si piazzano
in ultima fila a lezione, chissà perché.
In conclusione
dopo la palestra io mi sento meglio, non solo perché mi sento più tonica e in
forma, ma anche perché questa umanità diversamente umana mi rimpolpa l’autostima.
Ciao.
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