giovedì 13 marzo 2014

Il mondo è una giungla, anzi no, una palestra.


Ultimamente sto simulando attività fisica due/tre volte la settimana, pertanto dopo il lavoro mi reco nella palestra vicino casa, e lì, oltre a sudare copiosamente, ho modo di osservare la fauna locale.
Premesso che vivo in un quartiere popolare e che c’è un livello di coattume che sfonda la stratosfera, alla fine mi sono resa conto che i personaggi che frequentano le palestre sono sempre più o meno gli stessi, a prescindere che la palestra sia in centro piuttosto che in periferia.
Li ho categorizzati in questi macro gruppi:
1.       I palestratissimi
Girano in micro-canottazza, preferibilmente bianca, hanno la circonferenza toracica di un rinoceronte,  camminano ondeggiando le spalle e fissando un punto in lontananza,  ma con la coda dell’occhio si vede che guardano se tu li stia guardando o meno.
Mi lasciano sostanzialmente indifferente dalla testa al ginocchio, ma dal ginocchio in giù li trovo ESILARANTI: alla maxi ampiezza del tronco superiore si contrappongono due miseri polpaccetti, due coscette di pollo stantie, la pena assoluta, la miseria più nera.
Vi pesa tanto il culo ad allenare con altrettanta dovizia le gambette?
Poi non paghi del fatto che gli arti inferiori siano sotto sviluppati, tentano malamente di impreziosire queste canne di bambù con tatuaggi dell’ultima ora, di solito draghi o boa, che svettano su pelli bianchicce e ossa rachitiche.

2.       La puttanella agghindata
Mi fa proprio ridere.
Viene in palestra con i capelli piastrati, il braccialetto di Tiffany con il cuore accuratamente legato al polso, micro canottiera (in pendant con il palestrato) con push up strizzatette, tre chili di trucco in faccia – matita attorno alla bocca, rossetto acceso, fondotinta di tre tonalità più scure del suo reale incarnato.
Di solito è già magra, quindi palesemente viene in palestra per rimorchiare la categoria di cui sopra.
Si piazza su un attrezzo a caso, ma preferibilmente quelli dove può tenere il culo pizzo e stare un pochino in alto così tutti la vedono meglio.
Non si allena ovviamente, se no suda e le cola il trucco, quindi staziona sull’attrezzo, di solito intensamente impegnata in fitte conversazioni con l’amica di turno, parimenti puttanella, parimenti agghindata.

3.       La zitella di mezza età che si sfonda
Sono bruttine, sono stantie, sono single o forse no.
Il punto è che si SFONDANO. Le vedi che si accaniscono sul macchinario o nell’ora di aerobica manco fosse la maratona di New York. Sudano, diventano violacee, soffrono, si deformano per lo sforzo, eppure vanno avanti come se niente fosse. Per colpa di queste soggette lo spogliatoio femminile finisce per puzzare come quello maschile, devo usare km di carta assorbente alla faccia delle foreste amazzoniche per asciugare le pozzanghere che lasciano, inoltre mi fanno sentire sempre e comunque come quella che in palestra si fa le unghie piuttosto che faticare, visto che io non mi deformo e non puzzo come loro.


4.       Le figlie dei fiori / le vecchiacce
Sono la categoria che più detesto in assoluto, quella che di fatto mi induce ogni volta, dopo l’allenamento, a tornare a casa a docciarmi piuttosto che lavarmi in palestra.
Si tratta di quelle donne che o per nascita (figlie dei fiori) o per età (vecchiacce) non conoscono il concetto di PUDORE.
Si spogliano sbattendoti il culo in faccia, se non altro, non si depilano, o lo fanno troppo, se per vestirsi o svestirsi ci vogliono in media due minuti, loro, per non so quale mistero della fede ce ne mettono venti.
E quindi tu stai là che devi subirti carni flaccide, cellulite, smagliature, pertugi, insomma tutte cose che se sei un minimo eterosessuale e riservata da quel punto di vista lì ti fanno solo venir voglia di perdere peso vomitando anziché andando in palestra.

5.       I viscidoni
Sono di mezza età, hanno la panza, frequentano i corsi di fitness e guarda caso si piazzano in ultima fila a lezione, chissà perché.

In conclusione dopo la palestra io mi sento meglio, non solo perché mi sento più tonica e in forma, ma anche perché questa umanità diversamente umana mi rimpolpa l’autostima.

Ciao.

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