venerdì 4 aprile 2014

Dei vizi e delle virtù della singletudine.

Come molti sanno dagli 8 ai 14 anni venivo utilizzata come la controfigura di Mariangela Fantozzi, poi la natura mi ha concesso di abbandonare il regno dei primati per abbracciare quello degli umani e quindi sono seguiti diversi fidanzamenti pluriannuali.
Questo per dire che non sono molti i periodi vissuti da single, tirando le somme dai 14 anni ai 30 arriviamo cumulativamente ad un annetto e qualcosa.
Eppure mi è bastato poco per capire che il mondo dei single è un mondo duro, spietato, per sopravvivere sono necessarie skills mica da poco.
Forse la volta in cui ho dimostrato maggior tempra è stata la volta in cui mi trovavo al ristorante con due amiche, entrambe due topolone degne di nota (poi capirete il perché della specifica).
Insomma, ci trovavamo a pasteggiare in questo ristorante a Testaccio, quando una di queste amiche comincia ad osservare con occhi sognanti una scenetta al di fuori dalla vetrata del ristorante: lui, lei ed il ragazzetto del Bangladesh con le rose in mano.
Lui dopo qualche ritrosia finisce per comprare tre, quattro rose alla fidanzatina,  si accorge che la mia amica guarda il tutto con lo sguardo ebete e ci sorride.
Ad un certo punto la coppietta entra nel ristorante, lei va ad accomodarsi, lui si avvicina con una rosa al nostro tavolo.
Noi lo guardiamo sorridenti e ben disposte, del resto ha appena fatto una cosa galante alla sua fidanzata, “ma che carino” pensiamo. Insomma questo ragazzo si avvicina, ci guarda, posa la rosa sul tavolo e dice: “no cioè è che v’ho visto che stavate ar tavolo da sole senza maschi e allora gnente me facevate npo’ pena  e ho pensato de regalavve ‘na rosa pure a voi”.
La reazione delle altre due mie amiche non la ricordo.
Io dal canto mio ho iniziato a vedere tutto rosso, gli occhi mi si sono girati all’indietro, un filo di bava schiumosa ha cominciato a colarmi dalla bocca.
Dentro di me gli ho mandato mille maledizioni diverse, in lingue che non sapevo nemmeno di parlare.
La tempra in questo fattarello qui l’ho dimostrata nel fatto che pur disponendo di diversa coltelleria a portata di mano sul tavolo, non l’ho utilizzata per incidergli sulla fronte: idiota beone testa di cazzo, ma che ne sai che magari una di noi, se non tutte e tre, a casa teniamo un uomo, due figli e tre cani, che ne sai che fuori dal ristorante non stavano ad attenderci tre modelli di Armani, che ne sai che i nostri fidanzati non stavano tutti al bagno del ristorante colpiti da un attacco di diarrea collettivo?
Solo perché quella scema dell’amica mia è l’ultima delle romantiche rimaste e fissava te e quello sgorbio della ragazza tua, ti devi sentire autorizzato ad avvicinarti e manifestare la tua pena per noi?
Questo gli avrei inciso, a caratteri piccoli e poco distanziati, così gli c’entrava tutto in quella fronte da subnormale.
Ecco, la vita da single è costellata di episodi come questo, in cui la bravura sta nel non finire in prigione per reati, che io non esiterei a definire, di legittima difesa.
Detto ciò, c’è l’altra faccia della medaglia.
C’è l’emozione e il divertimento di vivere tanti primi appuntamenti (la maggior parte disastrosi, ma almeno c’è una bella sensazione nel vivere il pre), ci sono le uscite continue con le amiche e gli amici, c’è una libertà assoluta che sfocia nell’anarchia, ci sono la gioia e la curiosità della scoperta, l’esplorazione di una vita dai tratti indefiniti, l’esplorazione di te stessa.
Perché stare in coppia è uno stato di grazia, io ci credo davvero. Ma è da sola che ti conosci più profondamente, riesci a comprenderti, costruisci un tuo spazio personale, e se sei brava te lo costruisci pulito, armonioso, sereno.
 Uno spazio in cui poi è ancora più bello poi far entrare l’altro.
(O non far entrare nessuno eh, come volete).





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