Come molti sanno dagli 8 ai 14
anni venivo utilizzata come la controfigura di Mariangela Fantozzi, poi la
natura mi ha concesso di abbandonare il regno dei primati per abbracciare
quello degli umani e quindi sono seguiti diversi fidanzamenti pluriannuali.
Questo per dire che non sono
molti i periodi vissuti da single, tirando le somme dai 14 anni ai 30 arriviamo
cumulativamente ad un annetto e qualcosa.
Eppure mi è bastato poco per
capire che il mondo dei single è un mondo duro, spietato, per sopravvivere sono
necessarie skills mica da poco.
Forse la volta in cui ho
dimostrato maggior tempra è stata la volta in cui mi trovavo al ristorante con
due amiche, entrambe due topolone degne di nota (poi capirete il perché della
specifica).
Insomma, ci trovavamo a
pasteggiare in questo ristorante a Testaccio, quando una di queste amiche
comincia ad osservare con occhi sognanti una scenetta al di fuori dalla vetrata
del ristorante: lui, lei ed il ragazzetto del Bangladesh con le rose in mano.
Lui dopo qualche ritrosia finisce
per comprare tre, quattro rose alla fidanzatina, si accorge che la mia amica guarda il tutto
con lo sguardo ebete e ci sorride.
Ad un certo punto la coppietta
entra nel ristorante, lei va ad accomodarsi, lui si avvicina con una rosa al
nostro tavolo.
Noi lo guardiamo sorridenti e ben
disposte, del resto ha appena fatto una cosa galante alla sua fidanzata, “ma
che carino” pensiamo. Insomma questo ragazzo si avvicina, ci guarda, posa la
rosa sul tavolo e dice: “no cioè è che v’ho visto che stavate ar tavolo da sole
senza maschi e allora gnente me facevate npo’ pena e ho pensato de regalavve ‘na rosa pure a
voi”.
La reazione delle altre due mie
amiche non la ricordo.
Io dal canto mio ho iniziato a
vedere tutto rosso, gli occhi mi si sono girati all’indietro, un filo di bava
schiumosa ha cominciato a colarmi dalla bocca.
Dentro di me gli ho mandato mille
maledizioni diverse, in lingue che non sapevo nemmeno di parlare.
La tempra in questo fattarello
qui l’ho dimostrata nel fatto che pur disponendo di diversa coltelleria a
portata di mano sul tavolo, non l’ho utilizzata per incidergli sulla fronte:
idiota beone testa di cazzo, ma che ne sai che magari una di noi, se non tutte
e tre, a casa teniamo un uomo, due figli e tre cani, che ne sai che fuori dal
ristorante non stavano ad attenderci tre modelli di Armani, che ne sai che i
nostri fidanzati non stavano tutti al bagno del ristorante colpiti da un attacco
di diarrea collettivo?
Solo perché quella scema
dell’amica mia è l’ultima delle romantiche rimaste e fissava te e quello
sgorbio della ragazza tua, ti devi sentire autorizzato ad avvicinarti e
manifestare la tua pena per noi?
Questo gli avrei inciso, a
caratteri piccoli e poco distanziati, così gli c’entrava tutto in quella fronte
da subnormale.
Ecco, la vita da single è
costellata di episodi come questo, in cui la bravura sta nel non finire in
prigione per reati, che io non esiterei a definire, di legittima difesa.
Detto ciò, c’è l’altra faccia
della medaglia.
C’è l’emozione e il divertimento
di vivere tanti primi appuntamenti (la maggior parte disastrosi, ma almeno c’è
una bella sensazione nel vivere il pre), ci sono le uscite continue con le
amiche e gli amici, c’è una libertà assoluta che sfocia nell’anarchia, ci sono
la gioia e la curiosità della scoperta, l’esplorazione di una vita dai tratti
indefiniti, l’esplorazione di te stessa.
Perché stare in coppia è uno
stato di grazia, io ci credo davvero. Ma è da sola che ti conosci più
profondamente, riesci a comprenderti, costruisci un tuo spazio personale, e se
sei brava te lo costruisci pulito, armonioso, sereno.
Uno spazio in cui poi è ancora più bello poi
far entrare l’altro.
(O non far entrare nessuno eh, come
volete).
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